Sommari dei fascicoli

Anteprima del fascicolo n.7 (mar/2016)

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Documentare l’intercultura, di Sonia Claris, dirigente scolastica, tutor organizzatore di Tirocinio UC di Milano

Documentare è un verbo fondamentale e centrale nel lessico della scuola e degli insegnanti. La sua posizione strategica nell’elaborazione di idee e azioni efficaci è tuttavia messa a dura prova dalla sua polisemia interpretativa. Cosa significa documentare nella realtà della scuola oggi? Come si può operare affinché l’azione del documentare possa essere assunta e condivisa in una prospettiva interculturale, capace di far fronte alle esigenze dell’età post-moderna e globalizzata in cui siamo immersi?
 
Riconoscersi, di Alessandra Albini e Micaela Filippini, insegnanti di scuola primaria

Oltre l’emergenza dell’immigrazione e dell’integrazione, la scuola nel panorama attuale della complessità e della pluralità, è chiamata, quale istituzione educativa, a dare una risposta ai bisogni formativi delle nuove generazioni, a proporre la formazione integrale della persona realizzando significative esperienze, inclusive e dialogiche, che siano una reazione di adattamento pacifico al cambiamento.
 
L’autobiografia a scuola, di Gaia Beltramo, insegnante di scuola primaria

Perché parlare dei “comportamenti conflittuali” in ambito scolastico? Quali finalità e traguardi si perseguono se si lavora sulla gestione del conflitto? Ne parliamo attraverso due strade di senso: la prima è quella teorica, a partire da studi e riferimenti bibliografici e di ricerca; la seconda è quella del campo, della progettazione e dell’esperienza, attraverso il racconto del progetto autobiografico svolto nella scuola primaria.
 
Scrivere il conflitto, di Andrea Giannichedda, Criminologo ed Educatore ALPIM e di Marcella Di Pietro, Psicologa e Psicoterapeuta, Consulente ALPIM

Spesso uno degli argomenti richiesti e discussi negli incontri con le scuole riguarda la possibilità di gestire i conflitti in gruppo classe e le modalità con cui affrontare in una classe difficile. Per noi formatori si tratta di condividere riflessioni e buone prassi con i docenti, invitare all’osservazione delle dinamiche per poi agire consapevolmente in classe. Non ci sono ricette, ma buone pratiche.

Modeling, Prima parte,  di Renata Puleo, insegnante di scuola primaria

Questo articolo intende occuparsi delle ricerche effettuate negli ultimi anni relative allo sviluppo della conoscenza e delle abilità matematiche dei bambini e all’insegnamento/apprendimento della matematica con particolare riguardo al problem solving. Si farà riferimento alle prospettive di “Models & Modeling” descritte da Richard Lesh (Purdue University) e da Helen M. Doerr (Syracuse University) sul tema della soluzione, dell’apprendimento e dell’insegnamento dei problemi in matematica, campo in cui i ragazzi evidenziano spesso difficoltà e a ricerche relative alla capacità di problem solving nei ragazzi in età scolare. A questo proposito, verrà descritta, fase dopo fase, la sperimentazione di un’attività di modeling effettuata lo scorso anno nella classe terza di scuola primaria.
 
Democrazia partecipata, di Valentina Giovannini, insegnante di scuola primaria

Lo studio di caso presentato ha per oggetto un’istituzione scolastica che da alcuni anni ha intrapreso un percorso originale per ridefinire la relazione tra scuola e famiglie. Se l’aspetto dell’interazione tra la responsabilità parentale e i singoli docenti di una/un allieva/o è regolato da una serie di disposizioni che vanno sotto la denominazione dei ‘rapporti scuola/famiglia’ (colloqui, assemblee, documentazione formale sul profitto), è sulle modalità per una compartecipazione alla vita dell’istituzione scolastica che l’Istituto Comprensivo di Scarperia-San Piero a Sieve ha concentrato una parte consistente della propria progettualità.
 
L’educazione e il disagio, di Monica Belli, Elena Devalle, Maria Grasso e Clara Musso, insegnanti di scuola primaria

Le competenze comunicative sono una prerogativa indispensabile del docente per impostare una relazionalità autentica con lo studente. Autenticità che si realizza tramite l’ascolto attivo: l’insegnante interpreta quotidianamente i comportamenti, le reazioni e gli improvvisi cambiamenti di umore del discente e lo aiuta ad acquisire consapevolezza di quanto gli stia accadendo. Per definirsi attivo l’ascolto deve necessariamente configurarsi come empatico, perché l’empatia consente di riconoscere le emozioni anche in assenza di segnali verbali, di assumere la prospettiva dell’altro e di condividere i suoi stati d’animo. Per questi motivi l’ascolto attivo empatico si rivela un efficace strumento per affrontare situazioni di disagio.
 
l colloquio con lo studente, di Paola Faorlin, insegnante di scuola primaria e supervisore delle attività di tirocinio

L’ingresso nella scuola primaria può essere visto come passaggio fra lo stile legato all’ambito famigliare e la misura sociale della relazione. Mediatore di questo transito è il docente che armonizza stili differenti dando vita, con il gruppo classe, a un nuovo linguaggio sociale. Un buon insegnante propone l’intervento didattico in un contesto favorevole ad accoglierlo per questo, una delle competenze etiche che deve possedere, è la capacità di gestione e ascolto applicabile nel grande, nel piccolo gruppo e individualmente. Deve, inoltre, organizzare il proprio lavoro grazie alle conoscenze e alla capacità di costruire ambienti d’apprendimento adatti al raggiungimento di quanto prefissato; non si tratta solo di saper strutturare la proposta didattica ma, anche, di saperla proporre integrando differenti stili di comunicazione e mediando la relazione con tutti gli studenti.
 
Raccordo e orientamento, di Cristina Cuppi, dirigente scolastica

Gli istituti comprensivi costituiscono la tipologia prevalente di istituti scolastici del primo ciclo in coerenza con il percorso della scuola di base che va dai 3 ai 14 anni. L’unione “sotto lo stesso tetto” di tre segmenti scolastici, in passato separati, è avvenuta a partire dal 1994* per esigenze di razionalizzazione territoriale; tuttavia la sua generalizzazione sull’intero territorio nazionale è recente (L. 111 del 2011). Questa struttura organizzativa favorisce lo sviluppo di un percorso formativo unitario, ma risente ancora del retaggio storico che ha dato origine all’attuale sistema educativo precedentemente separato in tre segmenti distinti: scuole materne (la legge che istituisce la scuola materna statale è del 1968) scuole elementari, scuole medie.
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