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La scuola responsabile, di Clara Farina, insegnante di scuola primaria

“È intelligente, ma non si applica”... Quante volte, purtroppo, si sente ripetere questo ritornello nei colloqui tra insegnanti e genitori o nei team docenti, quando è il momento di valutare gli alunni. Troppo spesso si tende ad attribuire la responsabilità di un insuccesso scolastico di uno studente a variabili esterne alla didattica. Ma siamo così sicuri che la motivazione appartenga solo all’alunno, soprattutto nella scuola primaria, dove si lavora con dei bambini che la scuola devono frequentarla, indipendentemente dalle loro scelte e attitudini? La mia risposta è ovviamente “no”! Ma allora, qual è il ruolo di noi insegnanti nella motivazione dei nostri alunni? Quali strategie è possibile mettere in atto per «comunicare al fanciullo la gioia e il gusto di imparare e di fare da sé, perché ne conservi l’abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita» (Programmi didattici del 1955)?
 
Documentazione, di Ornella Castellano e Maria Rosaria Quarta, Dirigente scolastico e insegnante di scuola dell’infanzia

Uno degli aspetti della quotidianità scolastica, nello scenario nazionale maggiormente foriero di preoccupa-zioni e ansie da parte dei docenti è quello della documentazione didattica. In prima istanza, ciò è dovuto al fatto che non è semplice e fattibile lasciare tracce significative soprattutto dei processi, oltre che dei prodotti, nel tempo medesimo nel quale si adempiono tutti gli impegni riguardanti la professione docente: la didattica quotidiana con gli alunni, la programmazione, la partecipazione alla vita della comunità scolastica. In seconda istanza il verbo documentare fa spesso rima, nel vissuto emotivo dei docenti, con altri vocaboli, come archiviazione, catalogazione, suscitando vissuti alquanto negativi*. Questo scenario nefasto è stato risolto dalla recente interpretazione della documentazione didattica: la “documentazione generativa”.
 
Una classe “smart”, di Angela Fumasoni, insegnante di scuola primaria

L’introduzione del tablet, associata a una didattica per EAS, ha influenzato in modo positivo il clima della classe, favorendo la collaborazione e l’inclusione di tutti i bambini. Il lavoro è stato fonte di energia motivazionale, affettiva e relazionale, oltre che arricchimento al fine dell’acquisizione delle otto competenze chiave, partendo dalla competenza sociale e civica. Il contributo rende conto dell’esperienza Smart Future, concentrandosi soprattutto sulla relazione in classe e sulle dimensioni che hanno promosso – in sinergia – un cambiamento relazionale sincero.
 
La relazione in classe, di Elena Valgolio, insegnante di scuola primaria

Come posso creare, tra i bambini e tra me e loro, un rapporto che ci faccia stare bene e lavorare meglio insieme?Si tratta di un interrogativo che mi pongo spesso quando progetto le attività per i “miei” alunni. Sono molte le dinamiche, le interdipendenze positive e talvolta negative che possono creare scompiglio, molte anche le strategie che “ripristinano” la situazione. Sarebbe davvero interessante documentare il mare magnum di situazioni che ogni insegnante si trova a gestire durante una sua settimana di scuola. Il segreto di un possibile successo formativo sta, forse, nell’essere pronto, vigile, con sempre a portata di mano una gran dose di lungimiranza. Quel “qualcosa”, che qualcuno definirebbe “sesto senso”, che ti porta ad agire e a sostenere un percorso in una direzione completamente diversa, perché l’imprevisto ha avuto la meglio sulla giornata della tua classe.
  
Il corpo nell’azione didattica, di Jessica Fava, Università degli studi di Macerata

Il contributo si inserisce sulla scia delle teorizzazioni e dei contributi offerti dalle ricerche neuroscientifiche, che hanno attribuito al corpo un ruolo basilare e fondamentale nello sviluppo della cognizione, della conoscenza e della memoria. L’obiettivo di questo articolo è quello di illustrare un’esperienza di ricerca in cui l’utilizzo di una didattica ispirata dai nuovi studi scientifici sulla valenza corporea possa contribuire a migliorare il processo di apprendimento degli studenti e possa agevolare quello di misurazione e valutazione all’interno dei percorsi scolastici. Una didattica che cerchi di prendere maggiormente in considerazione gli aspetti affettivi, soggettivi, che tanto influenzano gli studenti: i loro comportamenti, le motivazioni e il loro impegno. Una didattica che tenga conto delle differenze individuali attraverso la ricerca di un’autentica valutazione individualizzata.
 
Scuola-famiglia e tecnologia, di Diana Bannister, MBE MA EducationUniversity of Wolverhampton (UK)

Una delle ragioni che ha reso più labile il confine tra scuola e casa è che la tecnologia è diventata più accessibile. Oggi i genitori possono potenzialmente vedere cos’hanno imparato a scuola i loro figli ed entrare in contatto con più ampie opportunità di apprendimento. Tuttavia, uno dei compiti più difficili della scuola sarà accertarsi che i genitori siano “connessi”. L’articolo prende in considerazione alcuni dei modi in cui la scuola può relazionarsi con i genitori e analizza i problemi che essa dovrà affrontare. Ad esempio: come può essere utilizzata la tecnologia per migliorare la comunicazione casa-scuola? Gli studenti li potranno portare a casa? Come possono le scuole promuovere la partecipazione dei genitori? Questo testo si avvarrà anche degli esempi suggeriti dal progetto Creative Classrooms Lab*.
 
Per una Scuola Nuova, di Rui Lima, Teacher and Diretor Pedagógico - Colégio Monte Flor (Portogallo)

Negli ultimi anni abbiamo assistito a profondi cambiamenti nel modo di comunicare, di ricevere informazioni e di apprendere. La scuola, tuttavia, ha manifestato difficoltà ad adeguarsi a questo cambiamento, escludendo la tecnologia e rimanendo ancorata a un modello in cui lo studente è un elemento passivo e l’insegnante un trasmettitore di conoscenza ed esperienza. Insegnanti e genitori che hanno frequentato una scuola basata su questo modello, dipendono da esso e credono che se ha funzionato con loro, funzionerà anche per le generazioni presenti. L’intenzione di questo articolo, è di presentare alcune idee per una scuola più inclusiva, dove gli studenti discutono del loro processo di apprendimento e dove la tecnologia ha un ruolo preminente in quanto strumento facilitatore per l’acquisizione di conoscenze e abilità/capacità per il 21° secolo.
 
Matematica: insieme è più facile, di Valentina Guerrini, insegnante di scuola primaria

Il presente contributo riporta un’esperienza di lavoro di gruppo realizzata in una classe quarta. In particolare, il focus dell’attività si è centrato sulla risoluzione dei problemi e sulla creazione, da parte degli studenti, di un problema partendo da una sequenza di operazioni date. La finalità che si è cercato di raggiungere è duplice: rendere gli alunni più sicuri e motivati in tali tipologie di attività; sviluppare le loro competenze sociali (rispetto reciproco, accettazione di differenti punti di vista) imparando a lavorare in gruppo per il raggiungimento di obiettivi comuni. Al termine del lavoro, è stata proposta la compilazione di un questionario per riflettere insieme su come gli studenti si sono sentiti nel lavoro di gruppo (attivi, propositivi, poco partecipi…), quali difficoltà hanno incontrato e come hanno vissuto le relazioni nel gruppo.
 
La “Teoria del MCD”
, di Marina Fasce, i nsegnante di scuola primaria

Partendo da esperienze didattiche dirette, maturate nella scuola dell’infanzia e primaria, è stata rielaborata, a livello teorico, una chiave interpretativa che illustra come progettare e realizzare in modo organico una didattica inclusiva. Con un’attenta osservazione del contesto d’aula, si può trovare quell’elemento didattico, argomento, o attività che può riguardare tutti gli alunni della classe e, da quell’input comune, partire per sviluppare il lavoro. In questa prospettiva vengono valorizzate inoltre, attività di tutoring fra pari, attività individualizzate, a diverse velocità, diverse quantità e livelli.
 
La salute a scuola Salute, di Alessandra Grassi, Dirigente scolastica

Parlare di salute a scuola richiede una riflessione ampia ed articolata poiché negli ultimi decenni il sistema dell’istruzione si è fatto promotore di una vera e propria rivoluzione pedagogica che ha consentito di affiancare ai tradizionali servizi di prima assistenza quali: la sicurezza sul luogo di lavoro, la somministrazione di farmaci, la tutela della salute attraverso corrette profilassi, la garanzia alla frequenza scolastica anche in caso di ospedalizzazione o lunghe convalescenze…, un’ampia gamma di offerte formative dal taglio altamente educativo finalizzate a porre in risalto la risposta ai bisogni più profondi degli allievi.
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