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Paesaggi sonori, di Nicola Scognamiglio e Camilla Zabaglio, ex docenti e formatori Cremit

Paesaggi sonori è stato pensato e progettato per offrire ai docenti e agli studenti un Ambiente di Apprendi-mento Significativo e Intenzionale per indagare un territorio attraverso i suoi suoni. È un percorso unicamente acustico dove il solo riferimento visivo è la geomappa che ci porta nei luoghi dove si sono registrati i suoni. In un mondo fondato principalmente sulle immagini, restituire un territorio, meglio un paesaggio, attraverso i suoi suoni e i suoi rumori, è una vera e propria scommessa. Siamo ancora capaci di attraversare, riconoscere, appropriarci di un territorio solo grazie alla nostra capacità di ascolto?
L’esperienza empatica,di Ezio Del Gottardo, Università Telematica Pegaso - Napoli
Il costrutto di empatia rappresenta un “arcipelago concettuale”, richiama molteplici esperienze quotidiane che permettono di percepire l’esistenza dell’altro. Compiere una riduzione della polisemia del costrutto di empatia diventa funzionale a cogliere gli elementi costitutivi e le condizioni in cui si manifesta per delineare processi di formazione più completi, più complessi, ma anche più reali ed efficaci.
 
Collaborare in classe, di Susanna Cancelli, insegnante di scuola primaria

Stare bene con gli altri, collaborare, prestare attenzione all’altro sono aspetti importanti per il bambino, in termini di relazione (componente sociale) e di crescita personale (componente soggettiva). Come aiutare gli alunni a sviluppare collaborazione? Come lavorare in chiave collaborativa? Il contributo vuole affrontare il tema a partire dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo, sviluppando tecniche e strumenti che possono aiutare l’insegnante nel lavoro quotidiano in classe.
Le abilità sociali, di Anna Soldavini, insegnante di scuola primaria
Cosa significa essere socialmente abili? Quali sono le abilità sociali richieste nella scuola oggi? Cosa comporta promuovere la costruzione di una classe che collabora, capace di assistere i compagni e di mettersi a disposizione del gruppo?  Come attivare la collaborazione tra pari insegnando ai bambini a lavorare insieme, collaborando in un clima di serenità e fiducia? L’articolo vuole rispondere a questi quesiti, approfondendo il nodo delle socialità in classe attraverso la discussione di due linee progettuali sul tema delle abilità sociali per i bambini della scuola primaria.
 
Il cambiamento concettuale, di Carla Biondi, insegnante di scuola primaria

Il processo di costruzione di conoscenza in un soggetto avviene intrecciando tra loro i numerosi concetti che divengono interconnessi nella rete del proprio bagaglio conoscitivo. La rete perciò si modifica dinamicamente in modo continuo aggiungendo e variando gli anelli che la costituiscono. I medesimi concetti allo stesso tempo si trasformano, si aggiornano si integrano e si incrementano al procedere dell’esperienza e dell’apprendimento dell’individuo. In ciò consiste il cambiamento concettuale. Popper afferma che «Il progresso della scienza consiste principalmente nella modificazione delle nostre conoscenze precedenti».
 
Comunicazione Scuola-Famiglia, di Paola Sozzi, rappresentante di classe dei genitori e educatrice

professionale. I mutamenti sociali che nel corso degli ultimi decenni hanno reso la famiglia più complessa e variegata, chiedono che anche la scuola pubblica si ridefinisca e assuma una funzione formativa della persona più ampia rispetto a quella strettamente didattica. Questo in un contesto storico e sociale in cui vengono meno i modelli di riferimento e in cui a una tendenza all’individualismo fa da contraltare la ricerca di appartenenza e condivisione. È necessario che scuola pubblica e famiglie si incontrino per ri-conoscersi, superando pregiudizi reciproci, alla ricerca di un patto di corresponsabilità che si basi su valori “universali”, come quelli costituzionali del diritto allo studio, dell’inclusività, del rispetto per la vita e per le differenze e costruire insieme un ambiente che crei cultura e partecipazione, cittadinanza attiva e responsabile.
 
Diversità: la via della Bellezza, di Matilda Fagnani, insegnante di scuola primaria

Cos’è la Bellezza? Sicuramente è vivere apprezzando le particolarità di ognuno che arricchiscono la vita di tutti. Il concorso nazionale “Scienze umane, naturali religiose in dialogo: la via della Bellezza” indetto dal MIUR d’intesa con il “Cortile dei Gentili” ci è sembrata un’occasione preziosa e stimolante per affrontare con i bambini il tema della Bellezza perché questa fa e farà sempre parte della vita di ognuno. Il concorso, a cui la nostra scuola ha partecipato, ispirato alle esperienze e alle attività del Cortile dei Gentili, ha voluto promuovere nell’ambito dei diversi insegnamenti (umanistici e scientifici), la maturazione della consapevolezza dell’importanza culturale, civile, educativa del dialogo tra persone ponendo particolare attenzione alla prevenzione delle contrapposizioni ideologiche.
 
La disabilità non mi fa paura, di Angela Serafina Allegro, insegnante di scuola primaria

Le “rappresentazioni sociali”, euristiche della e per la nostra mente, hanno un’importanza fondamentale all’interno della cultura e della società perché, frutto di credenze socialmente condivise, aiutano ad orientarsi nel variegato e complesso mondo circostante. Partendo proprio dalle rappresentazioni sociali della disabilità, in particolar modo indagando gli stereotipi legati alle categorie del deficit e della dipendenza spesso presenti nei bambini, si è pensato di strutturare un percorso esperienziale finalizzato all’acquisizione della capacità di concepire la diversità, quindi la disabilità, come una delle tante e possibili condizioni umane esistenti.
 
Piano inclusione (PAI), di Alessandra Grassi, Dirigente scolastico

A seguito della Direttiva MIUR del 27 dicembre 2012 e della Circolare Ministeriale n. 8 del 2013, ogni scuola, a partire dall’anno scolastico 2012/13 si è trovata a stilare il Piano Annuale per l’Inclusività (P.A.I.), parte integrante del P.O.F.; a una prima lettura della normativa molti hanno pensato che si dovesse produrre l’ennesimo documento autoreferenziale utile solo a soddisfare una procedura burocratica richiesta per via gerarchica. Dopo questo primo impatto, da imputare principalmente al disagio che ogni nuova richiesta comporta, si sono aperti dibattiti e riflessioni, con alcuni contributi di importanti pedagogisti ed esperti che hanno messo in luce le positività di questo documento pur lasciando aperti alcuni interrogativi.
 
PDP e PEI, di Cristina Cuppi, dirigente scolastica

Nel presente contributo l’autrice districa i principali dubbi sulla compilazione di due fondamentali strumenti per favorire l’inclusione e la personalizzazione della didattica: il PEI e Il PDP: quali differenze tra i due documenti? Quando l’uno e quando l’altro? Solo adempimenti burocratici o reali strumenti di inclusione?

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