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Didattica delle scienze: non solo parole
di  Aldo Borsese e Ilaria Rebella

Nel contributo si fa riferimento all’insegnamento scientifico nella scuola primaria e, dopo una iniziale premessa teorica in cui si sottolinea l’importanza di coltivare nei bambini l’esigenza di associare alle parole i significati, si mostrano alcune esemplificazioni funzionali a svolgere questo compito nelle classi. I contenuti sono scelti in modo da permettere il coinvolgimento attivo di tutti gli alunni.
 
Usare la fotografia in classe 
di Serena Triacca

Questo articolo vuole illustrare un’esperienza didattica tratta da uno studio di caso nell’ambito di una ricerca più ampia. Tale ricerca ha cercato di fare luce sulle pratiche didattiche che hanno previsto l’impiego della fotografia, sia dal punto di vista della fruizione sia della produzione, prendendo avvio dall’assunto che saper integrare consapevolmente le immagini nella didattica costituisca oggi per l’insegnante al contempo una necessità, un’opportunità e una sfida: una necessità, in quanto il linguaggio dell’immagine deve avere piena cittadinanza sulla speciale “tastiera cognitiva” (Rivoltella 2012a, p. 139) costituita dal complesso dei diversi linguaggi; un’opportunità, dal momento che nell’operazione di design didattico (Laurillard 2014) che lo vede costantemente impegnato, l’insegnante può interrogarsi con una certa sistematicità sulle proprie pratiche e prestare attenzione alle fasi di ricerca e selezione delle risorse già immesse in Rete o presenti sui supporti digitali adottati a scuola, testandone l’effettiva qualità ed efficacia; infine, l’insegnante può cogliere la sfida di diventare egli stesso produttore attivo e responsabile di immagini digitali finalizzate agli apprendimenti, secondo una logica che premia sensibilità personale, intenzionalità didattica e attenzione ai contesti.
 
La geografia in classe (e non) all’epoca di Google Maps
di Paolo Gallese

In un mondo sempre visibile in superficie, quale posto occupano le mappe, le carte, le esplorazioni, il viaggio? Quale impatto ha la nuova percezione dello spazio fisico per l’insegnamento della geografia (ma non solo)? L’articolo approfondisce ed “esplora” questi temi, a partire dalla proposta di percorsi che integrano mappe digitali, strumenti topografici, atlanti e cartografie online.
 
Autovalutazione e cambiamento
di Teresa Magnaterra

La crescita, anche scolastica, è segnata da una serie di momenti di passaggio e dai riti che li
accompagnano. Le righe che seguono narrano una breve esperienza condotta in una classe
quinta della scuola primaria alla presenza di una delle insegnanti di classe e di una docente della scuola secondaria di I grado. L’obiettivo del lavoro e stato quello di porre le basi di un percorso di autovalutazione che si svilupperà successivamente. I risultati ottenuti hanno prodotto un piccolo bagaglio lessicale delle emozioni e dei pensieri, che segnano questo momento di passaggio, resi concreti e tangibili attraverso le word-cloud. Proprio a partire dalle parole condivise potranno essere costruiti momenti di discussione e riflessione attorno a ciò che succede a scuola per fornire occasioni di autovalutazione consapevole.
 
Valutare l’anno di prova
di Valentina Gatti

L’immissione in ruolo implica lo svolgimento di un anno di prova: un percorso professionale di aggiornamento da frequentare obbligatoriamente. La compilazione del portfolio e del bilancio delle competenze, in formato digitale, si è dimostrato un valido strumento per favorire una maggiore consapevolezza dei punti di forza e di debolezza posseduti, nonché uno stimolo a riflettere in maniera ancora più approfondita sul lavoro che si svolge in classe.
La narrazione della progettazione, della propria azione didattica in classe, delle competenze che si possiedono, delle proiezioni personali e le riflessioni favoriscono la costruzione della propria identità anche in vista di scelte future riguardanti il percorso professionale intrapreso.
 
Una #scuolaviva nel centro della capitale
di Stefania Chipa, Lorenza Orlandini

La scuola “Di Donato” di Roma si trova nel centro della capitale, proprio dietro la Stazione Termini, nel quartiere Esquilino che, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, ha registrato un alto tasso di flussi immigratori, tanto da essere definito la China Town d’Italia.
La composizione demografica del quartiere vede ancora oggi una forte presenza di cittadini
provenienti da molte regioni del mondo. Questa complessità sociale si riflette nell’utenza della scuola, oggi costituita per circa il 40% da studenti stranieri.
Negli anni, questo istituto scolastico si è posto la sfida di trasformare tale complessità in risorsa.
Attraverso una stretta collaborazione con la comunità territoriale, in particolare enti locali e
famiglie, ha avviato un cambiamento che ha portato a integrare alunni stranieri e italiani,
ha consentito di raggiungere livelli di apprendimento più alti della media regionale e nazionale, ha agito come civic center nei confronti del quartiere, riqualificandone gli spazi e offrendo alle famiglie dei migranti, ma non solo, servizi di formazione e di accoglienza. Tutto cioè avvenuto anche grazie al ripensamento degli spazi fisici della scuola, in particolare di quei luoghi di transito come corridoi, cortili, seminterrati che sono diventati una sorta di “piazza” del paese. Questo processo di cambiamento è stato avviato all’inizio del 2000 basandosi su un’idea di “comunità educante”, in cui la scuola non è sola, ma interagisce con le altre emergenze del territorio per sviluppare un contesto educativo centrato sui bisogni di apprendimento dei propri studenti.
 
Indagini sulla materia
di Adele Maria Spena

L’articolo presenta un Episodio di Apprendimento Situato proposto in una classe terza di una scuola primaria, una lezione diversa dove l’insegnante e gli alunni insieme sperimentano, ricercano, selezionano, progettano e verificano per costruire percorsi e approcci al mondo del sapere “in un giusto equilibrio tra la centralità del bisogno formativo dell’alunno e il ruolo prioritario della mediazione didattica del docente” (Amarelli 2015, p. 14).
 
Video Sharing for Learning
di Maria Chiara Grigiante

Il presente contributo intende restituire un quadro delle idee emergenti per lo sviluppo delle abilità di base della media literacy. Un crescente numero di studiosi ritiene che elaborare nuovi prodotti mediali con creatività, condividendo processi e prodotti nelle community online e sui social network, possano favorire l’apprendimento tra pari, ma soprattutto promuovere competenze indispensabili per il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza necessari per cogliere le sfide del XXI secolo. Le fonti utilizzate e illustrate hanno lo scopo di introdurre la proposta metodologica del Video Sharing for Learning, in cui l’enfasi non è posta solo sull’abilità di produrre un video (se pur necessaria), ma sulla condivisione di significativi e contenuti disciplinari, sviluppando culture partecipative di sharing,
volte all’accrescimento di abilità sociali e competenze culturali di cui necessitano i nostri alunni, per vivere nell’era digitale.
 
Sottotitolare video in crowdsourcing
di Maria Rosa Villa

Sottotitolare un video è un’azione utile, non solo per i soggetti con difficoltà di udito, ma anche per soggetti in fase di apprendimento di una lingua diversa da quella nativa. L’azione di sottotitolazione produce un file che contiene i sottotitoli digitati, che può essere utile in fase di studio, permettendo allo studente di individuare, grazie ai sottotitoli, in modo veloce, in quale punto di un video si possa trovare un determinato passo. Amara.org e un progetto, che attraverso la connessione di diverse intelligenze, permette la realizzazione di filmati sottotitolati, potenzialmente in tutte le lingue del mondo connesso. Amara.org contiene un tool con un’interfaccia molto amichevole, che ci accompagna, nelle tre fasi di sottotitolazione: l’editazione dei sottotitoli, la sincronizzazione dei testi impostati con tempi di lettura adatti alla nostra utenza, la revisione del lavoro e il suo salvataggio. Ma la vera originalità, rispetto ad altri programmi di sottotitolazione, consiste nel permettere che la scrittura dei sottotitoli, avvenga in modo collaborativo, poiché a uno stesso
filmato, possono essere associati più collaboratori.
 
Piano triennale per la formazione dei docenti
di Antonio Fini

Gli insegnanti sono sotto-formati o iper-formati?
La formazione iniziale fornisce una preparazione idonea ad affrontare la vita professionale
in classe? Quale ruolo e forma ha e avrà in futuro la formazione continua, l’aggiornamento, anche alla luce della Legge 107/2015 e del recente Piano triennale per la formazione dei docenti?
  
“Docenti 3.0” e formazione
di Maria Giaele Infantino

Alla luce del Piano nazionale per la formazione dei docenti, pubblicato dal MIUR all’inizio di ottobre, questo contributo intende presentare una panoramica sul senso della formazione
permanente degli insegnanti, attingendo a esempi di buone pratiche già progettate o messe in atto in situazioni reali, allo scopo di offrire spunti di riflessione sia a docenti sia a dirigenti scolastici, con la finalità di trasformare la scuola in una learning community basata sulla condivisione partecipata.

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