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provo a leggertelo in faccia!, di Marta Di Betta, insegnante scuola primaria
 Il concetto di "competenza", intesa come «capacità di far fronte a un compito, o a un insieme di compiti, riuscendo a mettere in moto e a orchestrare le proprie risorse interne, cognitive, affettive e volitive, e a utilizzare quelle esterne disponibili in modo coerente e fecondo» (Pellerey 2004), impone la necessità di assumere uno sguardo più ampio rispetto al passato, che prenda in considerazione tutte le risorse messe in gioco dall'individuo, dalle conoscenze, alle abilità, fino a comprendere le disposizioni personali all'azione, intese come «attitudini del soggetto a relazionarsi con la realtà in cui opera» (Castoldi 2006), ovverosia le “disposizione della mente”: come osservarle, come valutarle, come  progettarle?
 
Competenze relazionali, di Gloria Sinini, Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
Didattica, apprendimento e relazione sono strettamente interconnessi, o forse meglio rende il termine aggrovigliati: sì perché l’insegnante come ricorda Pati (1984) « assolve la funzione di mediatore di conoscenze, predisponendo unità di esperienze. In virtù del suo porsi come modello di apprendimento, egli guida l’alunno a interagire con il messaggio culturale[…]». Per far sì che questo avvenga in maniera efficace è necessario impostare una relazione all’insegna della reciprocità, chiamando in causa una serie di competenze relazionali del docente. Enrica Ena, che abbiamo intervistato, ci aiuta a capire  quali.
 
La relazione educativa: la pazienza del ragno, di Rita Marchignoli, insegnante di scuola primaria
L'insegnante capace di relazionarsi - con il territorio, i colleghi, le famiglie, i bambini e sé stesso - è un soggetto competente, capace di riconoscere e mobilitare le proprie disposizioni e risorse, ma anche di mettere a frutto le conoscenze e le esperienze maturate. L'articolo affronta questo tema, chiedendo all'insegnante di rileggersi nell'ottica della competenza, tema chiave non solo per gli alunni.
 
Alunno autistico in classe, di Cristiana Lancioni, insegnante di scuola primaria
Bisogni educativi speciali e valutazione: se i bisogni educativi sono quelli di uno studente con disturbo dello spettro autistico la valutazione dovrà adottare un approccio inclusivo .Tale modello si connota per il riconoscimento del “valore assoluto” della persona dello studente e nella griglia utilizzata, la valutazione si configura come pratica ermeneutico-interpretativa che mira alla comprensione-riconoscimento di un valore, quello dell’essere persona, mai completamente “misurabile”.

Dimensioni etiche e didattica, di Andrea Traverso, ricercatore DISFOR, Università degli Studi di Genova
Il contributo propone, all’interno del dibattito sul ruolo etico dell’insegnante e dell’insegnamento dell’etica a scuola, una lettura che mette in relazione tre strumenti professionali utilizzati come possibili congegni di sviluppo di valori civici ed educativi. La progettazione, la lezione in aula e la narrazione di sé tramite il diario di bordo possono essere utilizzati come baluardi della riflessione etica: nel momento in cui sono redatti, l’insegnante mette in relazione se stesso e i suoi studenti, costruisce forme di mediazione e di pensiero che vanno oltre i concetti insegnati; auspica, insomma, l’apprendimento migliore e più giusto per i suoi studenti.
 
Valutare: da sanzione a promozione, di  Donatella Fantozzi, Università degli studi di Firenze
Pensare di poter parlare di valutazione senza che più o meno esplicitamente (e più o meno  inconsciamente) scatti un meccanismo di connessione con l’idea del giudizio è praticamente impossibile. Quando la valutazione è riferita al prodotto di un alunno ed è effettuata quindi da un docente, cadiamo ancora di più nell’errore ritenendo che il compito dell’insegnante sia esattamente coincidente e compiuto solo se si configura come espressione del valore e della validità del prodotto in termini di valutazione sommativa. Ovvero, tendiamo ancora oggi, purtroppo, a dare una significatività aritmetica piuttosto che algebrica al percorso di apprendimento dei giovani studenti della Scuola Primaria.
 
Una scuola per i padri,  di Giulietta Macrì, insegnante di scuola primaria
Nella Barcellona del primo Novecento le problematiche sociali dovute alla Rivoluzione industriale hanno preso il sopravvento.
Un grande architetto, Antoni Gaudí, preoccupato per le sorti morali dei suoi manovali decise di aprire una scuola primaria all’avanguardia per i figli.
La cura di ogni dettaglio, architettonico, didattico ed educativo del piccolo istituto ha potuto risollevare le sorti dell’intero quartiere ai piedi della Sagrada Família.
 
Genitori: risorse indispensabili, di Fabia Dell’Antonia, Dirigente scolastico
Perché fondare un Comitato o un’Associazione di genitori. Come stabilire la forma associativa più rispondente alle esigenze delle varie scuole. Cosa bisogna sapere per decidere la forma partecipativa dei genitori alla vita della scuola. Riferimenti normativi. Esempi di possibili buone pratiche.
 
La rilevazione della soddisfazione dell’utenza, di Mariolina Goduto, Dirigente scolastico
Tutto è cominciato nello scorso anno scolastico, nel periodo in cui il primo importante avvio del Sistema Nazionale di Valutazione ha indotto la scuola a raccogliere elementi di riflessione, dati e indicatori aggiuntivi per la redazione del Rapporto di Valutazione. In quella circostanza, la restituzione dei dati dei questionari, somministrati ai genitori degli studenti come strumento privilegiato di indagine in una rilevazione promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, fornì un resoconto sconcertante: le posizioni e i giudizi espressi dai genitori sulla percezione dell’insegnamento e della organizzazione scolastica risultavano infondati e contraddittori, in un processo di totale alterazione della realtà, che rendeva la consultazione priva di qualsiasi riferimento scientifico, e quindi completamente inutile per la realizzazione dell’obiettivo che aveva determinato l’indagine.
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