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Progettare un anno in classe, di Paola Amarelli, dirigente scolastico
Il lavoro di programmazione annuale richiesto ai docenti non passa esclusivamente dall’enucleazione dei contenuti che il docente intende affrontare, ma a partire dalle Indicazioni nazionali e dal curricolo di istituto si tratta di incrociare i contenuti con i traguardi di sviluppo delle competenze per gli studenti. Il modello risulta flessibile (si può programmare per obiettivi, per contenuti, per progetti, per concetti, per competenze ecc.) e i risultati dipendono anche dalle capacità del docente di adattare la programmazione al contesto di apprendimento e di intervenire sistematicamente per modificare il percorso là dove risulta poco efficace.
Sul sito dell’Editrice La Scuola, nell’area Scuola Italiana Moderna della sezione Riviste, è possibile consultare e scaricare la Programmazione annuale per ogni disciplina e classe.
 
Passo passo nella Programmazione annuale, di Enrico Pasini, autore Editrice LaScuola
Siamo nel momento della Programmazione, il tempo propizio per il buon andamento di un intero anno: esplicitazione degli intenti, sviluppo delle linee guida per i percorsi didattici, stesura delle mappe concettuali, confronto sulle metodologie più adatte agli alunni della classe, definizione delle prove per rilevare le competenze.
Ecco allora qualche coordinata che potrebbe divenire utile in questo viaggio per nulla scontato.

EAS: imparare facendo, di Paola Amarelli, dirigente scolastico
Recuperiamo l’essenza della didattica per EAS, filo conduttore della didattica di SIM.
Ricordiamo infatti che le esperienze didattiche e i relativi materiali che gli abbonati potranno trovare nella sezione Materiali didattici per Abbonati, sono progettati superando la logica delle Unità di Apprendimento e adottando la logica EAS, ovvero una didattica per episodi, per unità minime di competenza, per unità minime di lezione.
Gli Episodi di Apprendimento Situato sono la modalità attraverso la quale progettiamo non il mese o le settimane di lavoro, ma la lezione.
 
Aiutare a porre domande, di Alessandra Carenzio, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
La scuola svolge oggi un ruolo complesso, basti pensare alle richieste che gli insegnanti, volenti o nolenti, spesso raccolgono dalla famiglia – sempre meno alleata e sempre più “paziente” della scuola (come se l’insegnante fosse un terapeuta) – o in alcuni casi oppositore veemente (come se l’insegnante fosse un ostacolo alla felicità del figlio). Si tratta di temi importanti che ci consentono di riflettere sull’attualità dell’educazione, partendo dall’analisi del concetto di relazione educativa e didattica, per arrivare al nodo della simmetria/asimmetria delle figure educative. La centralità della relazione (didattico-educativa) ci accompagnerà nei dieci numeri della rivista, la cui organizzazione verrà affrontata nelle ultime battute dell’articolo.
 
La relazione educativa e didattica, di Alessandra Carenzio, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Come possiamo definire il lavoro dell’insegnante in classe? Da un lato, la definizione deve tenere in conto la presenza di contenuti da comunicare e costruire (dimensione informativa), dall’altro non deve dimenticare il versante della relazione (dimensione relazionale), fatto di scambi, intervalli di risposta, tessuti emotivi forti.
A questo si aggiungono la dimensione esplorativa e partecipativa della comunicazione, che richiedono lo sviluppo di competenze per la gestione e la facilitazione dei processi di ricerca, problem solving e di lavoro in gruppo. Questi aspetti sono racchiusi in un termine sintetico che spiega il processo in chiave di regolazione.
La regolazione implica una lettura della situazione tale da garantire l’equilibrio nelle relazioni, nella
pragmatica e nei contenuti, attraverso micro aggiustamenti.

Misurare per capire, di Lorella Giannandrea, Università degli studi di Macerata
Il tema della sezione “Valutare” in questo anno è quello della misurazione.
Troppo spesso nella pratica scolastica non si riflette abbastanza sulle implicazioni e sul ruolo che il misurare ha nelle attività di valutazione. Infatti la valutazione viene vista principalmente nella sua veste di attribuzione di un punteggio o di un valore a un comportamento o a una prestazione, ma si tralascia di porre attenzione alle modalità con cui l’assegnazione di tale valore viene concepita e formulata.
 
L’approccio Evidence based, di Lorella Giannandrea, Università degli studi di Macerata
L’articolo precedente ha cercato di mostrare l’utilità della misurazione e la sua ineludibilità per ogni processo di valutazione che si voglia definire utile e coerente con le finalità pedagogiche della scuola.
Abbiamo anche affermato che ogni valutazione finisce per modificare, orientare, supportare o contrastare una determinata azione didattica.
C’è dunque una relazione, un’interazione forte tra azione e valutazione che vale la pena di considerare per capire meglio come si influenzano a vicenda.
 
Cornice di valore, di Valentina Pennazio, Università degli studi di Genova
La complessa identità della professione docente è caratterizzata da un intreccio spesso inconsapevole di variabili che, per la loro natura etica, esigono di essere portate in superficie, conosciute e valorizzate. Il cuore dell’attività dell’insegnante può essere ricondotto indubbiamente a una dimensione culturale ed educativa che implica, oltre alla “trasmissione” di conoscenze in vari ambiti disciplinari, un “prendersi cura” dello studente nella sua globalità. La connotazione etica della professione docente richiede però di allargare l’orizzonte di riferimento includendo altri aspetti quali ad esempio, la progettazione didattica, la relazione educativa, il rapporto con i colleghi, con gli/lo studenti/studente e con i genitori. La modalità specifica con cui l’insegnante si rapporta a tali dimensioni dipende dalla personale “interpretazione etica” che attribuisce alla sua professione.
 
Progettazioni in verticale, di Giovanna Palmero, insegnante di scuola primaria
In questo lavoro si intende guidare la riflessione sulle progettazioni pluriennali e sul loro valore per il raggiungimento di traguardi di competenze.
Lavorando su progetti pluriennali si valorizza, in una prospettiva etica, la qualità dei percorsi e delle esperienze perché di anno in anno si è portati a riflettere su aspetti che ne caratterizzano l’ambito di riferimento.
Il progetto pluriennale relativo al “romanzo” che viene qui raccontato rappresenta solo un esempio di come i risultati attesi si sviluppino nel rispetto – da parte del docente – di tempi lunghi e si focalizzino sul raggiungimento di obiettivi specifici e abilità che fanno parte di un percorso di sviluppo che percorre tutti gli anni della scuola primaria.
 
Procedure e modelli, di Laura Fiorini, dirigente scolastico
La pianificazione di settembre, che richiede un grande impegno progettuale, deriva dall’individuazione degli obiettivi strategici di un istituto con determinate caratteristiche interne (docenti, famiglie, alunni, dirigente, personale scolastico) ed esterne (Enti locali, Associazioni, Centri di aggregazione, Aziende) da sviluppare nel medio e lungo termine.
Obiettivo dell’annata: supportare le tante tappe della vita scolastica delineando procedure e modelli che possono essere personalizzati dagli insegnanti nel rispetto delle caratteristiche della propria realtà.
 
La pianificazione di inizio anno, di Laura Fiorini, dirigente scolastico
Obiettivo dello staff di dirigenza a settembre è che sia individuato e approvato dal collegio dei docenti il
piano delle attività e siano definite le figure di sistema necessarie per la progettualità di istituto.
Lo staff deve fornire anche strumenti che facilitino la progettualità e che favoriscano un monitoraggio continuo durante l’arco dell’anno scolastico.
Le tecnologie sono un valido strumento che permettono al dirigente di avere una visione globale di quanto viene svolto dalle singole unità.
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