Sommari dei fascicoli

Anteprima fascicolo n.4 (dic/2015)

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Il concetto di competenza e gli ambienti di apprendimento digitali
di Tiziana Ceroni, insegnante di scuola primaria
 
Nel nostro paese, il dibattito sul concetto di “competenza” si è affacciato solo recentemente nell’ambito didattico/educativo. Un impulso importante, in tal senso, è stato sicuramente costituito dall’adozione da parte del Miur della logica delle competenze nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del Primo Ciclo (2007). A questo si aggiunge il progressivo mutamento degli scenari tecnologici che inevitabilmente impatta sul costrutto della competenza. Come dunque muoversi nella prospettiva della progettazione didattica?Come cambiano le azioni della documentazione?
 
La competenza digitale all’interno di curricoli verticali
di Linda Giannini, insegnante di scuola primaria e Samsung Educational Ambassador
 
La raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE) prevede, tra queste, quella digitale; di cui si fornisce una descrizione puntuale:
Le competenze digitali di base sono le capacità di utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie dell’informazione per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Sono quindi competenze utili a tutti i cittadini per poter partecipare alla società dell'informazione e della conoscenza ed esercitare i diritti di cittadinanza digitale. Le competenze digitali si fondano su "abilità di base nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: l’uso del computer (aggiungerei…e delle ICT) per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet. Come valutarla?
 
Le cose che piacciono a me
di Rebecca Ciardelli e Gaia Beltramo, insegnanti di scuola primaria
 
Uno dei temi che l’educazione all’affettività racchiude è il nodo sensibile delle differenze di genere e del rispetto per l’altro. Si tratta di un argomento che torna più volte nelle pagine della cronaca, che merita attenzione educativa fin dai primi anni della scuola e che il progetto che raccontiamo nell’articolo vuole rilanciare, per diventare occasione di confronto e di progettualità nuove.
 
L’educazione affettiva al tempo dei social media
di Alessandra Carenzio, Università Cattolica del Sacro Cuore di  Milano
 
Le relazioni affettive sviluppate dai bambini non vivono in un ambiente fisso, immobile, inerme, ma crescono in spazi mutevoli e continuamente in evoluzione. Pensiamo ai social media: cosa significa entrare in relazione e sviluppare una dimensione affettiva in Facebook? Quali caratteristiche assume l’affettività mediata dallo schermo? Come comunichiamo gli affetti con gli smartphone? La questione è educativa, comunicativa e linguistica. Di questi tre aspetti si tratterà nell’articolo, che vuole affrontare la cornice teorica per proporre attività, esempi pratici, esercizi da svolgere in classe. Si tratta di lavorare in funzione della cittadinanza digitale che i bambini di oggi vivono quotidianamente, costruendo con loro un nuovo vocabolario affettivo.
 
Introdurre e costruire una rubrica di valutazione
di Marilena Sansoni, insegnante di scuola primaria
 
Nel corso della mia lunga esperienza come studentessa ho spesso vissuto il momento della valutazione come una circostanza frustrante. Oltre alla preoccupazione di non essere perfettamente preparata, si aggiungeva il timore di non venire realmente compresa e, di conseguenza, subire una valutazione che avrei potuto ritenere non adeguata. Ma da che cosa dipende l’adeguatezza di una prestazione? Quali sono le caratteristiche che fanno di una performance una buona performance? Analoghe questioni nascondono numerose insidie. Le convinzioni circa gli elementi necessari e fondamentali a definire l’alta qualità di un prodotto o di un processo possono differire notevolmente da individuo a individuo.
 
Una scuola oltre i generi
di Elisabetta Ranzi, Deborah Zucca, insegnanti di scuola primaria
 
Oggi, più che in altri periodi storici, in cui i mass-media e le società in generale veicolano modelli culturali e comportamentali diversificati, frammentati e spesso contrapposti,  la dimensione etica nella conoscenza e nella formazione di ogni alunno risulta fondamentale e imprescindibile per la costituzione del cittadino “mondiale”. In quest’ottica si colloca la responsabilità etica di ogni docente verso i propri alunni riguardo la forte regressione in atto circa gli stereotipi di genere e il sistema valoriale a essi correlato.

Maestra, perché c’è l’Isis?
di Valentina Guerrini, insegnante di scuola primaria
 
Il presente lavoro intende offrire un contributo e una riflessione su come affrontare in classe le questioni problematiche attuali relative a fatti di cronaca su guerre, terrorismo e conflitti derivanti dalle differenze religiose che quotidianamente ascoltiamo e che non sfuggono ai bambini e alle bambine di oggi. In un momento storico di estrema complessità e instabilità, quale quello  attuale, appare più che mai importante rispondere agli interrogativi dei bambini supportandoli cognitivamente, emotivamente e psicologicamente.
 
Cooperare perché?
di Laura Cattaneo , insegnante di scuola primaria
 
“Ognuno deve sentire di poter portare il proprio contributo attivo all’evoluzione della scuola italiana, mettendosi personalmente in gioco, …”. E’ quanto invita a fare il Ministro Profumo nella lettera introduttiva delle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”. Abbiamo fatto nostre queste parole integrandole col rispetto delle competenze e dei ruoli di ciascuno.
 
eTwinning come innovazione didattica
di Brigida Clemente, insegnante di scuola primaria
 
Le buone pratiche, nel momento in cui rispondono alla risoluzione di uno scenario problematico, producono riflessività, intesa come capacità di interrogare l'esperienza educativa - prima, durante, dopo la sua realizzazione - e di lasciarsi interrogare da essa, con la disponibilità a mettere in discussione e in relazione con quelle degli altri, le proprie "lenti" interpretative. Lenti, quelle della comunità pedagogica, che rimangono spesso oscurate e non ottengono visibilità sociale. È quanto è accaduto nel caso qui raccontato.
 
Il nuovo POTF
di Mariolina Goduto, Dirigente scolastico
 
Nel corso del tempo, il Piano dell’Offerta Formativa, introdotto dal D.P.R. 275/1999, ha rischiato di essere percepito come un impegno formale, burocratico, dal carattere generico, poco connotativo di ogni singola realtà scolastica. Oggi viene rilanciato dalla legge 107, che ne ribadisce e ne amplifica il ruolo strategico e centrale. Una grande opportunità, quella fornita dalla legge di riforma: è urgente utilizzare l’adempimento, diventato triennale, in funzione prospettica, provando a farlo diventare quello che la normativa ha sempre ipotizzato che dovesse essere: il documento costitutivo dell’identità culturale e progettuale di ogni istituzione scolastica, intesa come “laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica”.
 
Modalità di formazione/aggiornamento del personale docente
di Alessandra Grassi, dirigente scolastico

L’insegnante è un professionista riflessivo perché non si limita ad utilizzare una quantità di repertori e di tecniche senza capitalizzarle; sa ragionare sulle pratiche con strumenti concettuali e pone al centro della professione domande etiche e responsabilità istituzionali: il lavoro ben fatto, l’impegno verso i ragazzi, la formazione di persone e di cittadini attivi. La maggior parte dei docenti è consapevole che la professionalità richiede una manutenzione continua e per questo ha a cuore la propria formazione; non è un caso che una delle innovazioni più condivisa e positivamente accolta, contenuta nella Legge n. 107 del 13 luglio 2015, sia la volontà di finanziare la formazione. 
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