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Progettare
La Flipped Classroom, di Laura Antichi, insegnante di scuola secondaria
Il contributo introduce il concetto di Flipped Classroom collocandolo nel panorama didattico attuale: nel definire tale metodo di “rovesciamento” della lezione, vengono presentate le logiche didattiche su cui si basa e alcune attenzioni progettuali. In particolare si delinea come cambia il ruolo di docente e studente al suo interno.
 
Flipped Learning alla Primaria, di Sergio Vastarella, insegnante di scuola primaria
Le strategie di Flipped Learning sono state ampiamente sperimentate, con successo, soprattutto a livello  di scuola superiore e media, mentre poca ricerca scientifica è stata finora condotta all’interno delle scuole primarie. Gli insegnanti coinvolti hanno dichiarato che i loro studenti hanno migliorato i risultati nei test di profitto per il 67% e per l’80% sono migliorati negli atteggiamenti verso la disciplina insegnata. Risulta legittimo domandarsi: “Un metodo sviluppato per le scuole superiori può effettivamente funzionare anche alla scuola primaria?”. La proposta e analisi di due differenti percorsi didattici, realizzati all’interno di una ricerca sull’apprendimento capovolto svoltasi in provincia di Trento tra il 2013 e il 2014, può fornire alcune utili informazioni per rispondere a tale interrogativo.

Comunicare
La LIM in prospettiva EAS, di Gloria Sinini, Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
La Lavagna Interattiva Multimediale è ormai entrata a far parte dell’arredo nella maggior parte delle aule scolastiche italiane. In questi ultimi anni, molteplici sono state le occasioni che hanno fatto sì che questo strumento potesse essere a disposizione di alunni e insegnanti: azioni ministeriali, bandi di innovazione, sperimentazioni locali piuttosto che voglia di innovazione da parte di dirigenti scolastici. Essa, esattamente come la lavagna di ardesia, si configura come lo spazio centrale della comunicazione del docente, integrando la versatilità dei linguaggi multimediali. Oggi si tratta forse di provare a ripensare questo strumento di comunicazione didattica alla luce di nuove proposte didattiche e metodologiche: stiamo parlando della metodologia EAS. In questo contributo proveremo a dare alcune indicazioni metodologiche in quest’ottica.
 
Il tablet entra in classe, di Stefano Bertora, insegnante di scuola primaria
Cosa comporta utilizzare il tablet nella didattica di tutti i giorni? Quali sfide porta in campo la mobilità che il tablet garantisce? Quali iniziative devono accompagnare tale introduzione dal punto di vista metodologico? Come dovrebbe comportarsi un insegnante davanti alle richieste dei propri alunni? Sono solo alcune delle domande che ci siamo posti prima di intraprendere l’esperienza che ha portato 24 tablet in una classe seconda della scuola primaria IC Sestri di Genova, nell’ambito della sperimentazione Smart Future promossa da Samsung e seguita dall’Osservatorio sui Contenuti Digitali nella Scuola, muovendo nella classe stimoli, interrogativi, necessità non previste, rinnovamento e soprattutto una grande voglia di sperimentare. Il contributo vuole ragionare sull’esperienza in corso, attraverso il racconto personale di un maestro, che con energia e caparbietà sta lavorando con i suoi alunni in una “nuova” dimensione della didattica.

Valutare
ePortfolio, di Marilena Sansoni, Università degli studi di Macerata
Parlando di valutazione autentica, ovvero di una valutazione che si ponga anzitutto come un percorso di apprendimento e riflessione per lo studente, l’attenzione non può che ricadere sul portfolio. Un termine che può evocare sentimenti contrastanti in chi legge. In questo contributo descriviamo un’esperienza di sperimentazione non solo del Portfolio, ma di un ePortfolio, ovvero di una raccolta digitale delle migliori produzioni dello studente grazie all’utilizzo di uno specifico software, Mahara, le cui caratteristiche saranno descritte nel numero di novembre. Per ora intendiamo soffermarci sugli aspetti pedagogico-didattici dell’ePortfolio nella scuola primaria.
 
Professione insegnante
Metodo per la letto-scrittura, di Angela Maltoni, insegnante di scuola primaria
Quale metodo per insegnare a leggere e scrivere nella realtà delle nostre classi, sempre più spesso eterogenee per provenienza, livello di alfabetizzazione e lingua? Attraverso un percorso di ricerca sperimentale Angela Maltoni ha messo a punto nei sui anni di insegnamento un metodo naturale che rispetta le diverse esigenze dei bambini, portandoli progressivamente ad acquisire le competenze di letto-scrittura. Il metodo si ispira al testo libero di Celestin Freinet, insegnante e pedagogista francese del secondo dopoguerra. Un metodo che guida i bambini nella piacevole scoperta della scrittura senza ansie e timori.
 
La scuola in Danimarca, di Marta Giusto, studentessa di Scienze della formazione primaria
Viaggiare all’estero per conoscere diverse realtà professionali e crescere come insegnante. Così una studentessa di Scienze della Formazione Primaria ci racconta la propria esperienza di studio in Danimarca. Qui ha potuto confrontarsi con la diversa idea di scuola: spazi scolastici concepiti come ambienti di apprendimento a tutto tondo, maggiore autonomia degli alunni, incentivo alla lettura, senso di cura e mantenimento dell’arredo e ambiente scolastico. Questi i principali insegnamenti che l’autrice porta a casa da questa esperienza. Ripercorriamo con lei il suo viaggio.
 
Cinema e didattica, di Valeria Nervi e Giulia Cerasti, insegnanti di scuola primaria
Prosegue il viaggio nelle scuole Danesi, iniziato in questo numero. Questa volta due studentesse di Scienze della Formazione Primaria, ora insegnanti, raccontano la propria esperienza di studio e tirocinio all’estero. Presso il Via University College, hanno frequentato uno speciale corso universitario finalizzato alla sperimentazione e acquisizione di una metodologia didattica: il cartone animato. Il cartone animato come strumento di apprendimento in una “scuola speciale” è l’esperienza didattica descritta nel presente contributo.

Studi di caso
 
#attivamente!, di Daniele Barca, DS Istituto Comprensivo di Cadeo e Pontenure, Piacenza
La scuola cambia. Anche se non lo vogliamo. Perché gli alunni cambiano. Oggi i bisogni educativi sono speciali per tutti. Le classi della primaria non sono più (se mai lo fossero state) un agglomerato di 20, 25, 30 studenti con le stesse esigenze intellettuali, fisiche ed emotive. I confini dell’aula tradizionale non sono sufficienti ad assicurare una crescita armonica a bambini le cui dimensioni di apprendimento sono cambiate e non solo per la presenza delle reti telematiche. Alla luce della tradizione di didattica attiva presente dagli anni Settanta nella scuola di base italiana (Don Milani, Albino Bernardini, Mario Lodi) è sempre più urgente una rimodulazione e una riscoperta di spazi, metodi, tempi e curricola digitali in classi in cui più del 70% del tempo scuola è di tipo riproduttivo. Spazi, tempi, metodi e curricola: al plurale, perché non v’è un solo modo di innovare la didattica; a sistema – come all’IC di Cadeo e Pontenure – perché il tempo delle sperimentazioni e delle realtà isolate va superato.

Angolo del dirigente
“Piccole scuole” in rete, di Lia Zunino, dirigente scolastico IC di Sassello
Lavorare in rete è un valore per tutte le scuole, ma diventa necessario per gli istituti che hanno plessi in aree montane. La connettività permette di limitare gli spostamenti del personale di segreteria che in ogni plesso può accedere alla documentazione e alle informazioni dell’Istituto. Dal punto di vista didattico la tecnologia permette di gestire a distanza pluriclassi supportate, non da insegnanti, ma da figure tutoriali che collaborano con i docenti dell’istituto che fisicamente operano in modo sincrono in altri plessi. Il collante è la metodologia comune che coinvolge alunni, docenti, tutor e famiglie.
 
Nuove comunità di pratica, di Daniela Lacchè, dirigente scolastico IC “Zandonai” di Cinisello Balsamo
Il digital divide si contrasta già dalla scuola primaria. Il Dirigente deve farsi promotore di progetti che permettano ai piccoli alunni di apprendere in ambienti che favoriscono lo sviluppo delle competenze di cittadinanza richieste dalle realtà lavorative alle quali accederanno in un prossimo futuro. L’Ente locale diventa non solo un prezioso alleato “economico” per la scuola, ma anche “orientante” verso i settori lavorativi preminenti nel Territorio in cui opera.
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